InMoto.it: “Ducati Multistrada: da brutto anatroccolo a regina delle enduro stradali”

Riportiamo un articolo pubblicato su InMoto.it:

Nel 2003 debuttò sul mercato la prima Ducati Multistrada 1000, un oggetto alieno diventato istantaneamente un cult. A distanza di 18 anni siamo arrivati alla quarta generazione e la V4 è qualcosa di totalmente nuovo. Vi raccontiamo come il modello è evoluto negli anni.

Correva l’anno 2003 e in Ducati il CEO Minoli aveva assoldato il designer Pierre Terblanche per rivoluzionare l’immagine del marchio. Il risultato di questi accordi ha portato a moto controverse chiamate 999 e Hypermotard, ma una delle più discusse (e di successo) fu senza dubbio la Multistrada 1000 DS, una moto azzardata nello stile, incomprensibile nel posizionamento di mercato e a metà strada fra un’enduro e una vera sportiva Ducati.

Multistrada 2003: controversa e iconica

La prima apparizione della Multi, nel 2003, fu accolta con sguardi sbigottiti. Non era una moto bella, aveva il cupolino diviso in due e uno strano faro anteriore, gli scarichi alti e un’estetica mista fra curve e spigoli. Non facile da capire a primo acchito. Parlando di guida si trattava di una sensazione inedita: dura e rigorosa come una sportiva, divertente e briosa come una naked leggera, spaziosa e bilanciata come una turistica, con una posizione di guida alta a dominare la strada. Per molti era l’unione perfetta di mondi lontani e questo aspetto ne decretò il successo aprendo la strada al concetto di crossover moderno con ruote da 17″, assetto stradale e sospensioni alte.

L’evoluzione di questa moto portò il motore Desmodue a 1100 e a 620 (sfruttando il motore Monster), ampliando l’offerta e affinando i difetti di gioventù anno dopo anno. Per certi versi la Multistrada prima serie diventò una “instant classic”, una moto dalla personalità così prorompente che in molti l’hanno elevata a icona e altrettanti l’hanno evitata come la peste per la sua estetica così particolare e il suo carattere così poco definibile. La Multi rimase così “pura” fino al 2010, anno in cui Ducati decise di cambiare i connotati alla moto e regalarle un carattere molto più turistico per sfidare la BMW GS sul suo stesso campo.

Multistrada 2010: turismo e sportività in un mix unico

Dalla rigida, scattante, borbottante e polifemica Multi 1000 si è passati a qualcosa di completamente diverso. La seconda generazione di Multistrada ha abbracciato da subito un carattere più raffinato e tecnicamente efficiente, lasciando da parte un comportamento da hoolingan con lo zaino da trekking per sviluppare un più convincente concetto di crossover sportiva. La Multistrada è così diventata più accogliente a bordo, più morbida di sella, più stabile e meno nervosa nel comportamento su strada e più amichevole nella guida a bassi regimi, senza trascurare la potenza (ora il motore è a liquido, ciao ciao Desmodue) e le performance sportive di primo livello per una moto stradale. Per molti è la quadra perfetta: una vera sportiva Ducati ma con cui si può anche fare vero turismo in due e con bagagli. La versatilità della BMW GS è finalmente comparabile con la nuova creatura Ducati e sono in molti ad affezionarsi a questo nuovo concetto di crossover, molto diverso dagli esordi ma sempre in puro stile Ducati. Da non trascurare anche l’estetica, che finalmente è apprezzabile da una platea molto più ampia, e anche per questo i dati di vendita sono cresciuti in maniera esponenziale. La seconda serie è stata venduta dal 2010 al 2015.

Multistrada 2015: crossover sportiva allo stato dell’arte

A Eicma 2014 Ducati presenta la terza serie, ed è completamente nuova senza però rivoluzionare il concetto. A Borgo Panigale hanno visto che la formula della 2010 è stata vincente e hanno preferito puntare su un’evoluzione dello stesso concetto senza esplorare nuovi territori. Per questo la model year 2015 presenta estetica e ciclistica aggiornate ma sullo stesso filone della precedente, quindi tutte le caratteristiche vengono confermate e migliorate. Il motore è più morbido, con un carattere più trattabile ai bassissimi regimi, ma anche la ciclistica gode di migliorie che la rendono sia più rigorosa dal lato sportivo che più confortevole da quello turistico. L’elettronica evoluta svolge ruolo primario in questo miglioramento generale del mezzo. Di tutta la storia della Multistrada, la terza serie è quella meno rivoluzionaria e allo stesso tempo la più apprezzata di tutte. Dal 2015 al 2021 è anche quella soggetta alle più numerose varianti. Per la prima volta con la versione “Enduro” si è sperimentata la ciclistica con il 19″ anteriore, e negli ultimi anni sono state proposte due versioni differenti con 1260cc e 950cc, dividendo la gamma in due versioni uguali per estetica ma diverse per cilindrata, fascia di prezzo e target di mercato. Come la seconda serie c’è anche una versione Pikes Peak, estremizzazione sportiva con carbonio e look racing.

Multistrada 2021: con il V4 è di nuovo rivoluzione

E arriviamo all’ultima versione, dotata del motore a 4 cilindri a V. Ducati non si smentisce e ribalta ancora una volta il concetto di Multistrada come un calzino, aggiungendo due pistoni e avvicinandosi ancora di più alla BMW GS in termini di efficienza turistica e rigore nella guida stradale. Se confrontiamo questa quarta serie con la prima, sembrano moto che non hanno mai avuto nulla a che fare una con l’altra, ma l’evoluzione del modello ha seguito anche la velocissima maturazione del mercato, alla quale in Ducati si è sempre data molta importanza. Nell’ultima edizione del nostro Alpen Masters è stata lei la regina battendo sul suo territorio la GS. Questo è forse il risultato che più ci fa capire la direzione ben precisa che questa moto ha preso, offrendo di serie la ruota anteriore da 19″ e solo nella Pikes Peak la 17″, da sempre irrinunciabile caratteristica del modello (in arrivo nel 2022). La Multi va sempre più forte, curva sempre meglio, viaggia sempre più comoda, è sempre più raffinata e costa sempre di più. Dove porterà in futuro questa evoluzione? Sicuramente verso nuove sorprese, perchè Ducati ci ha chiaramente fatto capire che la tradizione del marchio non è mantenere le caratteristiche di un preciso modello sempre invariate, ma al contrario evolverlo per cercare sempre di essere al top del top.